.: Polvere di vento :.

Questo Blog non crede ai figli di puttana che ci governano

Icaro

with one comment

di come l’umana indole sia talora stupida ed incapace di comprendere, egoisticamente.

C’è una sottile differenza tra restare e andare. Una differenza che penso si concretizzi non tanto nel partire in sè, cosa che è possibile fare pur senza muovere un passo, nè tantomeno nella lontananza fisica che dividerà il partente da colui che ha deciso di rimanere. Entrambi i ruoli hanno un che di eroico: l’uno presuppone lo stoico accettare ciò a cui andiamo incontro, l’altro la volontà di resistere nel proprio ambiente, tentando di adattarlo alle proprie esigenze. Cercare un ambiente adatto a sé, o crearlo dove già si sta. Sono solo due delle possibile combinazioni di fattori legati ad una partenza. E poi c’è il valore affettivo. C’è la scena da film, con lui all’aeroporto che saluta lei, magari lanciandosi sulla pista, mentre un aereo decolla, magari donandole qualcosa che le ricordi ciò che sta lasciando, c’è lei che fissa il cielo dall’oblò ed immancabilmente è l’ultima puntata della serie e dovrai aspettare un anno per sapere come continuerà la cosa, o anche solo se la partenza di un protagonista non è solo la scusa necessaria a farlo sparire dalla serie per sempre. Dietro tutto questo c’è un copione già scritto, stolidamente accettato e la consapevolezza tardiva di che cosa significhi davvero una partenza, una decisione, con molte più conseguenze di quanto sarebbe lecito aspettarsene.

Egoisticamente si può pensare a ciò che si è lasciato alle spalle, tralasciando il fatto che ha davanti a sè molto di più e l’ignoto. Il desiderio di riportare indietro il tempo si sostituisce al tentativo di essere comprensivi e dimostrare tutto il proprio falso entusiasmo per la decisione. Oltre a tutto questo un altro aspetto da considerare, importante anch’esso, è come il rapporto che si aveva con la persona tenda ad acuirsi e a mutare di forma nel momento in cui quest’ultima sta per interrompere questo rapporto. In questo la partenza può essere anche un simbolo, un allontanare da sè un qualcosa che bisogna lasciarsi alle spalle, senza che questo comporti un distacco fisico ed è forse il caso peggiore. E’ il caso di lui che ama lei che non ama lui, che deve farlo capire a lui senza ferirlo, che vuore ripeterlo a lei per non essere più riferito e drammaticamente verrà di nuovo ferito dalla realtà, che non è mutata, così come il suo pensiero su di lei.

Partire è un po’ morire, è solo un detto? E’ forse la realtà, forse il considerare che per chi rimane chi parte è pressochè morto e solo la brevità della sua assenza potrà condizionare un eventuale ipotesi di risurrezione dalla tomba in cui, ancora vivo, si è calato. Tutto il resto è pensiero, livore inespresso per ciò che non si sa se accadrà, desiderio di conoscenza e paura di sapere, insieme a molto altro e all’ignoto che agguanta le vita prima legate, sebbene da poco o nulla. Tutto il resto è una scia nel cielo che da un giorno all’altro passerà dall’essere un emissione come un’altra all’essere la campanella che genera la reazione dell’animale, in un continuum di pavloviana memoria.

Written by tmonk

20 agosto 2008 a 2:12 am

Pubblicato su parole

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Una Risposta

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  1. caspiterina..mi piace come scrivi.
    non mi sento di dire altro🙂 hai già detto tutto tu
    complimenti

    elis

    20 agosto 2008 at 8:39 pm


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