.: Polvere di vento :.

Questo Blog non crede ai figli di puttana che ci governano

Solo qualche parola…

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Dicevamo che la responsabilità sociale deve realizzarsi sempre, anche nel contesto di situazioni difficili e superando nella vera libertà la frequente tentazione della “fame” di cose. Ci riferiamo ora ad altre difficoltà, rilevando in particolare che tutti dobbiamo impegnarci perché si assicurino le “condizioni” favorevoli per vivere da cittadini responsabili. Il primo impegno – specie per quanti hanno una responsabilità di governo – è di rimuovere gli impedimenti che si frappongono ad una dignità piena delle persone. Sono note nella nostra città, e più in generale nel nostro Paese, alcune situazioni di grave difficoltà che indeboliscono o addirittura minacciano la dignità delle persone. Mi riferisco anzitutto alla mancanza o alla precarietà del lavoro e alla difficoltà di avere una casa dove abitare con serenità insieme ai propri cari. Un lavoro onesto e sicuro, una casa dove abitare, sono condizioni necessarie perché ogni uomo possa assolvere positivamente il dovere della “sua” responsabilità sociale. E che siano, il lavoro e la casa, “dignitosi”, ossia degni della dignità umana! Diversamente non potranno che prevalere il senso di sfiducia e la presa di distanza dalle istituzioni, dalla politica e, più in generale, dalla stessa società, valutate come realtà chiuse che perseguono interessi propri o particolari e non realmente impegnate a costruire il bene comune. E’ tempo di agire e di studiare con intelligenza, soprattutto da parte di chi ha responsabilità istituzionali, le vie per rimuovere questi impedimenti che contrastano la dignità delle persone. E nuovamente il riferimento è all’uomo del cuore, all’uomo interiore e sapiente che, mentre sa vedere e riconoscere i bisogni e le domande degli altri, richiama ciascuno alla propria responsabilità. Con il suo sguardo possiamo andare a quanti non hanno lavoro e casa e raggiungere tanti altri poveri, “nascosti” alla vista, in quartieri anonimi, talvolta in case degradate; poveri rassegnati che soffrono in silenzio, ormai soli e chiusi in se stessi. Con il suo sguardo riusciamo a vedere anche quello che si finge talvolta di non sapere, cioè che chi ieri era rispettato perché aveva un lavoro oggi vive ai margini; che ci sono bambini che vanno a scuola, ma sono “trasparenti”, nessuno li vede per quello che sono, nessuno li aiuta; che ci sono donne sole con dei piccoli, ma nessuno bada a loro; che ci sono anziani che non ce la fanno con la loro più che modesta pensione. Sappiamo che sono sensibilmente aumentate le persone costrette a ricorrere alle “mense dei poveri” per un pasto caldo e che molti di loro sono cittadini che fino a poco tempo fa non avevano questo bisogno. Come è vera e inquietante, al di là del suo più profondo significato, la parola di Gesù: «I poveri li avete sempre tra voi»! La povertà però ci disturba: disturba le nostre coscienze, le nostre certezze, il nostro decoro. Meglio eliminarla dalla vista; il che esattamente non è eliminarla davvero, è semplicemente toglierla dalla vista. Forse ci conviene fingere di non sapere che i poveri ci sono! L’uomo interiore tuttavia è colui che ci aiuta a vedere in profondità anche ciò che non si vede a prima vista, anche ciò che è stato rimosso dalla vista, anche ciò che ci fa oscuramente temere.

Sempre con lo sguardo dell’uomo interiore dobbiamo imparare a non temere di riconoscere la dignità umana delle persone immigrate. Per molti di noi essi costituiscono una pura minaccia, sono semplicemente uomini e donne che disturbano la tranquillità delle nostre case e del nostro Paese. Oppure sono una forza lavoro a buon mercato, quando non irregolare, per quelle attività che noi ci rifiutiamo di compiere perché le riteniamo troppo faticose o poco dignitose. In realtà essi rappresentano una sfida alla capacità di accoglienza della nostra città: una sfida che è difficile, ma che si può vincere, se tutti si impegnano a fare la propria parte. Le istituzioni hanno il compito di garantire la legalità, di far rispettare le leggi. E insieme hanno anche il compito di creare le condizioni perché le leggi possano essere rispettate e perché questi uomini e queste donne non siano risucchiati dalla illegalità. Il problema della sicurezza personale, così sentito di questi tempi, e giustamente, non potrebbe essere più facilmente risolto se per molti fosse possibile un percorso diverso dentro la legalità? Non bastano allora né i ripetuti proclami né alcune operazioni di forte impatto emotivo. E’ dove ci sono precarietà e miseria che si annidano i germi della illegalità e della violenza: bisogna operare per vincere la precarietà e la miseria! Qui sento il bisogno di ringraziare di cuore quanti si sono impegnati, in questi mesi, pur in mezzo a tante difficoltà e incomprensioni, per creare nuove condizioni di convivenza e di legalità con i Rom che vivono a Milano, sia all’interno delle istituzioni, sia operando nelle varie organizzazioni caritative e umanitarie. Si tratta di una testimonianza cristiana e civile forte in un contesto di contrasto, da un lato, e di disimpegno, dall’altro, di molti che potevano fare di più. Una testimonianza non astratta e fuori della storia, ma in grado di avviare un’inclusione nella legalità, che diventa dono per tutti e risposta non secondaria alla domanda di sicurezza legittimamente posta da una città spaventata e preoccupata anche per i segnali sconfortanti che vengono dalla cronaca quotidiana. Come sappiamo, le attività della Caritas diocesana, della Casa della Carità, delle altre associazioni e gruppi di volontariato da sempre sono indirizzate a sviluppare percorsi di integrazione avvicinando le persone, cercando per loro un lavoro dignitoso e onesto, accompagnando e inserendo i bambini nelle scuole. Ma questa disponibilità operativa e tante volte faticosa ha bisogno di un maggior dialogo con le istituzioni, chiede di sentire le istituzioni alleate, ancora più presenti, autorevoli, capaci di far rispettare le leggi e solidali nel combattere la miseria. Gli imprenditori, poi, hanno il dovere di portare rispetto alla dignità delle persone, immigrate e non, garantendo a chi lavora un giusto ed equo trattamento e curando la dolorosa piaga del lavoro nero e della scarsa sicurezza nei luoghi di lavoro fino ad eliminarla completamente. Anche coloro che lavorano nella comunicazione mediatica sono chiamati ad un maggiore senso di responsabilità evitando quelle forzature e quei sensazionalismi nel riportare i fatti di cronaca, forzature e sensazionalismi che generano allarme sociale, alimentano la paura, formano nella gente una sensibilità di chiusura e contrapposizione. Perché non ci chiediamo chi sono queste persone che vengono da lontano? Non sono famiglie come noi? Non hanno forse nel cuore le stesse nostre speranze per il futuro dei loro figli? Non sono anch’essi il nostro prossimo? Chi è, altrimenti, il nostro prossimo?

LINK AL DISCORSO COMPLETO

Written by tmonk

22 maggio 2008 a 11:19 am

Pubblicato su la finestra sul cortile

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2 Risposte

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  1. Clap clap. Ho trovato solo ora il tempo per leggere tutto ;)! Parole che andrebbero lette da chi ritiene che la disperazione sia un crimine… Mah.

    Silvia

    25 maggio 2008 at 11:51 am

  2. E se mi permetti…anche da chi è convinto della coerenza di esprimere alcune preferenze politiche ed al contempo professarsi cristiano. Mi sono accorto solo ora ora di avere omesso la fonte:

    Milano, Basilica di Sant’Ambrogio
    6 dicembre 2007
    Celebrazione vigiliare della solennità di Sant’Ambrogio
    Discorso alla Città

    “L’uomo del cuore”: anima e forza della città
    Per una rinnovata responsabilità sociale

    ..ma d’altronde, per qualcuno c’è ancora troppo ’68 nella chiesa ambrosiana, il che, tradotto dal politichese, credo significhi che temono di perdere consensi

    T-Monk

    25 maggio 2008 at 1:03 pm


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