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P2P, il caso Peppermint…

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E’ un controsenso, questa guerra di diritti tra consumatori e produttori. Controsenso, perchè che i produttori facciano guerra ai loro clienti non appare un modello di business vincente. Eppure è così che sta andando, su Internet. Anche se qualche passo nella giusta direzione incomincia a essere fatto: se non altro perchè nella confusione generale, con leggi contradditorie che si affastellano, qualche regola chiara almeno a livello comunitario incomincia ad emergere. Basta applicarla.

Oggi a vincere una battaglia sono stati i consumatori: il Garante per la Privacy ha annunciato di aver chiuso l’istruttoria su un caso che sta facendo storia giudiziaria, noto come «Peppermint» per via del nome di una piccola casa discografica tedesca, dando loro ragione: è illecito spiare gli utenti che scambiano file (cioè brani musicali, video o altri documenti) via Web. «Ora vogliamo il risarcimenti danni» ha dichiarato raggiante l’Adiconsum, che l’anno scorso fu la prima a mettersi a fianco delle migliaia di utenti inconsapevolmente controllati nel loro uso personale di Internet, accusati di pirateria di brani coperti da diritti d’autore dalla Peppermint, che chiese 330 euro per non citarli in tribunale.

Il Garante ha semplicemente applicato la direttiva europea sulle comunicazioni elettroniche, che vieta ai privati di poter effettuare monitoraggi, ossia trattamenti di dati massivi, capillari e prolungati nei riguardi di un numero elevato di soggetti. E ha bocciato la violazione del principio «di finalità»: perchè le reti «P2P» («peer to peer» ovvero tra pari) sono finalizzate allo scambio tra utenti di dati e brani per scopi personali, e l’utilizzo dei dati dell’utente può avvenire quindi soltanto per queste finalità e non per scopi ulteriori (cioè il monitoraggio e la ricerca di dati per la richiesta di un risarcimento del danno). Infine ha rilevato il mancato rispetto dei principi di trasparenza e correttezza, perchè i dati sono stati raccolti ad insaputa sia degli interessati sia di abbonati che non erano necessariamente coinvolti nello scambio di file. Sulla base del provvedimento del Garante, le società che hanno effettuato il monitoraggio dovranno ora cancellare, entro il 31 marzo, i dati personali degli utenti che hanno scambiato file musicali e giochi attraverso il sistema P2P.

Protesta l’industria discografica: «La decisione aumenta il contenzioso penale e sposterà le azioni giudiziarie contro i fornitori di Internet» è il cupo presagio di Enzo Mazza, presidente della potente Fimi (la federazione dell’industria musicale italiana). Ma, come sostengono grandi esperti di diritto su Internet come Giuseppe Corasaniti, Guido Scorza e Carlo Blengino, primo a occuparsi del caso, quella di ieri è una vittoria della Rete e non certo dei pirati: finalmente migliaia di utenti italiani potranno tirare un sospiro di sollievo e dormire sonni tranquilli, nessuno busserà alla loro porta con nuovo improbabili proposte transattive né denunce.

Fonte: La Stampa.it

Written by tmonk

14 marzo 2008 a 2:29 pm

Pubblicato su notizie

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Una Risposta

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  1. […] che cosa fare stasera penso che mi guarderò qualche film scaricato dal fedele uTorrent (che stando a due post fa non è neppure più considerabile attività illegale), dandomi a qualcosa di piuttosto leggero dato […]


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