.: Polvere di vento :.

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Ricordi di un venerdì sera

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Stordito scrivo di me, di sè e di quello che non sarà. Sono fortunato, poichè ho cercato nella disinibizione il significato della sera, e l’ho trovata tra il freddo di cubetti di ghiaccio semisciolti. Un ronzio alle orecchie mi impedisce, e al contempo invita, a prendere sonno. Qualcosa è rimasto irrisolto. Cosa? Un lasciarsi non espresso, un ritrovarsi tra cieli che non sono i propri, ricordando a sè stessi desideri destinati a rimanere tali. Il conflitto divide te da me, e da lei. E nulla può. In bene, o in male, tutto è nelle mani di una sorte che cambiare e mi pare strano, perchè gracile rifugio di illusioni fattesi chimere ma perciò belle. Di che scrivi se non sai dove condurti? Ma so, poichè infatti è il nascondimento a dare senso al mio digitare. In ciò che celo è ciò che viene svelato, sembiante di un chè mai stato, in fin dei conti desiderato solo finchè tu ti sei rivelata, Cassandra fatale, mendace cantatrice di falsità. Ecco cosa. Il quid tanto cercato è nel tuo passare veloce, eppur lasciar traccia, di che non so. Motivo non lo so trovare, eppure forse è in questo il dilemma principale. Il voler lasciare eppur saper trovare ogni volta. Nulla è tanto ingrato.

Written by tmonk

23 dicembre 2007 a 4:02 pm

Pubblicato su windy breath

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