.: Polvere di vento :.

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Nel buio, ricordi

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Una serata trascorsa a parlare del più e del meno con un’amica, ritagliando cartoncini perchè è natale. Cartoncini d’auguri, tanti, che ogni ragazzo del catechismo potrà portare a casa, con una piccola frase che dice che, tutto sommato, non gli vogliamo così male. Poi il ritorno a casa, con la musica dalla nuova autoradio e qualche chilometro di troppo sopra il limite. Sento un’amica, trovandola euforica, in preda a quel senso di nauseante contentezza che ti deriva da una serata fuori dal normale. Un poco più solo, le rispondo da sotto le coltri del mio letto, abbandonando per qualche attimo il Machiavelli, che forse può aspettare. Penso a quel senso di unicità e solitudine che ti da la massa, quando un momento di socialità si trasforma in un piccolo incontro a due tra te e la musica che accompagna la tua esistenza, e credo di comprendere, per quanto i miei laconici messaggi non lo lascino intuire. Non è disinteresse, credimi, penso a te, ma sto scrivendo e non riesco a non farlo. Immagino i tuoi ricci un po’ scomposti illuminati dalla luna e riesco a intravedere un po’ del tuo sorriso in estasi, che trapela dal buio di una Milano assonnata. Cercherai la macchina, e chissà se sei una di quelle che ha bisogno di un po’ di silenzio per rivivere tutto nella tua testa, o se parlerai, condividendo i tuoi ricordi con assonnate amiche, affollando l’aria della macchina di dolci rimembranze. La ballerina danza ancora sul filo, là nella canzone che porti nei tuoi ricordi, e lo farà senza mai stancarsi, sempre con il sorriso sulle labbra, perchè sa di doverti questa gioia, di non potertela negare. Una stella cerca la sua collocazione nelle pesanti coltri del cielo autunnale, con il freddo che tenta di placare l’ardore della sua ricerca. C’è freddo nella piccola macchina che ti riporta verso casa e il senso di essere fuori dal mondo, là dove forse solo certe note possono saperti portare, da dove ritornare alla banalità è tanto più complesso quanto più necessario. Piccoli intervalli di cui terrai ricordi, attimi, istanti che fuggono, mentre le sette note si dispongono su pentagrammi di ordinaria follia. “Mi ha fatto ho messo via”, e non ho cuore di dirti che odio quella canzone, perchè so che mi detesteresti, preferisco lasciarti sola, a goderti il tuo ritorno a casa. Buona notte mia piccola fanatica, e scusa se questa volta scrivo di te…

Written by tmonk

19 dicembre 2007 a 10:02 am

Pubblicato su windy breath

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