.: Polvere di vento :.

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Pensieri vari

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1 Novembre 2007, 22.33…chissà perchè l’ho dimenticato
Un’altra giornata è passata. Aromi d’inverno si sono mischiati al brunito colore dei faggi, racchiudendo la casa di montagna in una coltre di soffice pace. Il rumore del vento si è placato, per lasciare posto ad una giornata senza sole, o forse per stare ad ascoltare le grida di bambini a cavalcioni di mostri immaginari. Noci robusti si contorcono per ascoltare, le foglie tese a cogliere ogni lieve battito. I sentieri ne sono ricolmi. Fa freddo, ma ancora il freddo pungente degli inverni non si è presentato. E’ il freddo strano dell’autunno, che un po’ di legna nella stufa può sconfiggere, che una chitarra e qualche voce possono cacciare. I tavolacci di legno sono allineati al centro della stanza, più vicini possibile l’uno all’altro e parrebbe di star stretti, ma il tempo non concede di pensare a problemi di convivenza. Oggi ho fatto un ripasso mentale di tutte le situazioni che mi tornavano alla mente pensando al posto dove mi trovavo, e mi sono reso conto che i ricordi sono tanti, si affastellano l’uno sull’altro come foglie su sentieri di montagna, dando vita ad un intricato di gioco di nomi e di volti, di cose e situazioni che ricordo perchè non riesco a dimenticare. Negli ultimi giorni ho avuto modo di sperimentare come molte cose possano essere differenti da quello che sembrano essere, come scavando sotto la superficie fragile delle cose si possa giungere a capire che non tutto è come appare. Questo mi ha fatto pensare un po’ a come troppo spesso siamo capaci di essere non-noi stessi, di come sia semplice mascherare una nostra idea, un nostro modo di vedere, sotto la maschera di una piccola convivenza civile. Ho sempre pensato che si, era meglio in certi casi fare buon viso a cattivo gioco, ma ho anche sempre pensato di non potere sentirmi inutile, non senza sentirmi quanto meno a disagio. E’ così che tra qualche viaggio di troppo e qualche scalo di meno ho ritrovato la verità dietro il sedile di un altro compartimento di seconda classe. E’ strana la gente che si può trovare in treno. E, si, il treno non è vettura democratica. Il treno è ancora fermo alla monarchia, a quel periodo di storia italiana in cui era ancora perfettamente legale non permettere alla gente di scegliere dove dovesse scendere, costringendola a levata di straordinaria fatica, a passi tra la bruma della campagna che scorre sotto i piedi. E tutto sommato è anche molto democratico, perchè chi, sottratto agli occhi della normale plebe, viaggia su vagoni di prima classe, si sente intimamente emarginato, su sedili che nulla hanno di diverso rispetto a quelli di seconda classe, meno costosi eppure più ricchi. Non certo di denaro, perchè in fin dei conti non è questo che conta al passeggero, ma la possibilità di guardarsi intorno, chiedendo a sè stesso se conosca quella persona che sta davanti a lui. E mentre le stazioni scorrono dietro alle sporche vetrate dei finestrini, e i chilometri avvicinano quella che è la meta di ognuno, gli occhi si possono su libri, giornali stampati gratuitamente, schermi fluo di mp3, nondimeno che su gesti e posture delle tre persone che dividono il piccolo quadrato di Metternich della propria passiva resistenza. La cosa più curiosa che può avvenire sul treno è certamente la più curiosa che possa avvenire nella vita, perchè non c’è altro luogo così rappresentativo delle diverse specie umane che coabitano questa nostra isola di abitabilità.

***
13 Dicembre, 23.20 circa
Rileggo gli appunti di italiano con malcelata sofferenza. Alla pesantezza dello studio si alternano momenti di pensiero. Pensiero che va ad un corso ormai finito, e lo dico forse con un pizzico di maliconia. Malinconia non tanto per il dovere ristudiare poeti di cui non sentivo la mancanza, ma malinconia per il farsi memoria della gioia che la prof mostrava nello spiegare cose che rileggeva forse per le milionesima volta. E’ questa voglia, questo amore per la propria professione che mi dispiace di perdere, questo avere gli occhi brillanti di poesia nel recitare versi a lei affini, di fronte alle attonite espressioni di 200 studenti malati di noia. Me compreso. Non mi escludo da un discorso a cui sono partecipe. Rileggendo però gli appunti si percepisce qualcosa aldilà della noia, un po’ di quella voglia di leggere che tante volte è risuonata nelle orecchie mie e dei miei compagni in questi brevi mesi di corso. L’esame è vicino, tanto lo scritto quanto l’orale, e poi sarà un altro semestre, e un altro corso, e un altro docente. Dietro le spalle qualche passo, qualche ‘incontro con gli antichi’, qualche ‘l’esperienza è come la lettura’, qualche ‘…va bene, cinque minuti di pausa’ e l’umanità che ti fa apprezzare il fatto di essere dall’altra parte della cattedra, quando dietro al microfono c’è un’anima affine a quella dei poeti, non una stolida macchina atta a ripetere versi di cui ignora e vuole ignorare la forza.

23.49
Lasciati per un momento i miei fogli. Sostituiti gli assoli di sax dei Pink Floyd con i synth carichi di un disco dirty-south. E’ quasi mezzanotte mentre scrivo, qualcosa come 30 ore allo scritto. Una quarantina ad un altro sabato sera. Programma già fatto, cena da amici, uscita in compagnia. Cinema probabilmente, anche se la cosa non mi entusiasma. Non importa. D’altra parte scegliere una volta a testa è una cosa giusta. Se l’altra volta il film era più o meno impegnato, o comunque interessante, questa volta la scelta è caduta sull’ultimo film della disney, “Come d’incanto”. Si, grazie del suggerimento, lo so che ho 19 anni, non ditelo a me, non l’ho scelto io. Magari è carino. Non devo partire con il piede sbagliato. Mi ripeterò un po’ di mantra mentre studio: “Come d’incanto è un film che vale la pena di essere visto” Oooom…

Written by tmonk

14 dicembre 2007 a 8:37 am

Pubblicato su quote-idianity, windy breath

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