Archive for Febbraio 2008
Prof. Colombo #1
E’ probabilmente la prima volta che scrivo un post da un’aula dell’università. Devo ringraziare le ore di informatica e i computer che ti permettono di connetterti praticamente a qualsiasi cosa, penso che potrei scaricare dei porno durante la lezione e nessuno si accorgerebbe. Manca ancora mezzora alla fine della lezione, il che vuol dire più o meno due ore a quando tornerò a casa e la cosa mi scazza, decisamente. Dovrei seguire? Si, lo so, ma provateci voi se ci riuscite…
Da una fine un nuovo inizio
Anche questa volta le vacanze sono finite. Se di vacanze si può parlare, perchè la caratteristica fondamentale di queste pause pre/postesami è che ti ritrovi completamente spaesato, soprattutto se sei ancora una povera matricola indifesa. Non è Natale, non è ancora Pasqua, eppure sei stato a casa un mese per “interruzione delle lezioni”. Ormai superata la fase “Che Bello Si Ricomincia” e la sua antitetica “Oddio Che Depressione”, tutto è ritornato alla normalità. T&TdCdM (Teorie e tecniche della comunicazione di massa) è incomprensibile come al solito, ho visto gente cacciata letteralmente dall’aula perchè “troppo incivile” (cit. C. Colombo) e oggi comincio il laboratorio…Analisi Dei Testi Radiofonici, il titolo, e la parte pratica in redazione a RTL, promettono bene, anche se ancora non ho trovato una persona (su 230) che lo faccia. E’ probabile che conosca il 10% sbagliato della classe.
COSE CHE NON MI MANCAVANO DELL’UNI:
i viaggi sui treni della Nord
le lezioni di Lombardi
gli orari sovrapposti
COSE CHE MI MANCAVANO:
quel senso di “in vacanza da una vita” che hai anche andando a lezione
le facce che ti salutano e non rivedevi da un po’
i viaggi sui treni della Nord (merito di J&E suppongo)
My Casalingh Cineforum parte2
Ho sognato di chiamarmi Stephane Miroux, di vivere un sogno, o sognare di vivere, faticando a distinguere quale fosse il confine tra le due cose. Il mio sogno era popolato di cavallini in peltro, di zampe in preda alla teoria del caos, a strani pensieri su come sia possibile ipotizzare di ordinare il caos all’interno di una gabbia, se caos davvero è. Mi sono ritrovato ad immergermi in vasche di plastica, ad osservare paesaggi sottomarini, cercando quelle due supposte di oppio per cui mi ero immerso, ma ricordandomi ad un tratto che non ero Renton, non era Trainspotting il mio viaggio, non in quel momento.
modellando la realtà a suo piacimento. Voci chiedevano se e dove finisse il mio vaneggiare, ma Stephane TV aveva il mio volto in onda, e un tecnico indiscreto che alzava le tapparelle delle mie palpebre non si premurava di avvertirmi che la diretta era iniziata. Ma che motivo c’era poi di dirmelo, se questo avrebbe compromesso l’innocenza del tutto? Il cavallino continuava a marciare, in mezzo alle foreste, non trovava il mare, e la barca l’aveva già raggiunto. Scossoni, continui, e non il mare a causarli, ma le premure di chi ti vuole sveglio e non può concepire che a volte tu voglia assopirti in un sogno. Goodbye to my nREM sleep, dream has just gone…
L’Arte del sogno
Michel Gondry
2006 ITA, FR
S.l’iP (1)
Prospetto di giornata
Mi preparo ad un altro sabato sera. Come? Panciollandomi mollemente nella nullafacenza. Ho il vago sentore che questa sera forse non andremo al cinema, o forse si, alla fine non ho mica capito bene chi viene e chi no. La prospettiva è allettante, dato che ho accettato di vedere “Parlami D’Amore”. Non è per fare il cinefilo, ma non so se ce la farò. Sinceramente, cosa dovrei salvare del film?
Mi sono detto che magari mi sbagliavo ed invece vale la pena, dopo due secondi ho letto la recensione più stroncante dai tempi in cui Noè giravi filmini da cineamatore sull’arca.
Mi sono detto che magari stavolta Muccino, quello piccolo, (vedi cosa succede ad essere invidiosi?) magari questa volta si sarebbe riscattato, dopo due minuti ho visto nel trailer la sua faccia da cucciolone piagnucoloso che mi diceva “Vieni a vedermi, ti prego!”. Si, bieco essere dalla faccia da topo e gli occhi lacrimosi, ci vengo!
Mi sono detto, no, tu non ci vai, con tutti i film belli che ci sono fuori (forse un po’ ho esagerato)….rifacciamo
…con i pochi film belli che ci sono fuori vuoi pure schivarteli tutti? dopo due altri minuti mi arriva un messaggio implorante. Va bene! Ci vengo! Nel caso facesse schifo, Marty, non dare la colpa a me…
Fu psicologia…
Per la legge secondo cui tutte le volte che ti segni di fare una cosa:
1. te la dimentichi
e/o
2. la fai ma tralasciando particolari di fondamentale importanza
è chiaro che partendo da Venegono Superiore alle 9.34 mai sarei riuscito ad arrivare in università alle 10.30 (ora in cui iniziava l’esame di psicologia). I fattori che concorrono a questa mia deduzione sono molti:
1. il treno ci mette 50 minuti buoni a raggiungere Cadorna
2. dieci minuti di ritardo sono come caffè e frutta dopo il secondo, la norma
3. le bestie fameliche attendevano di iscriversi all’esame probabilmente dalle 7 (niente di meglio da fare?)
Tutto ciò, unito al fatto che, di almeno un libro su due, il famigerato Cacciari (no non quel Cacciari), non sapevo nulla, è motivo sufficiente per spiegare il perchè del mio mal di stomaco fittizio. Quando ti rendi conto che ad interrogare sono in quattro cominci a chiederti da chi tu debba andare per non essere mandato via a calci.
L’eterno dubbio si palesa: assistente = stronza? professore = cazzo lui sa tutto di sicuro e io nulla?
Dopo alcune interrogazioni del prof, all’incirca attestate attorno alla mezzora, ti rendi conto che forse è meglio non essere chiamato da lui, soprattutto se guardi le facce di chi viene chiamato dal Baldi. Ho visto gente piangere e gente stropicciarsi eloquentemente le mani, senza pronunciare una sola parola (ehm…). Ma a che serve pensarci? Tanto hai davanti solo alcune ore di attesa, diciamo 7 per la precisione, perchè ora che ho finito erano le cinque passate!
Nonostante tutto alla fine vieni interrogato e l’assistente molto carinamente ti mette a tuo agio, non infierendo neppure troppo e mandandoti via con un 26 stiracchiato ma accettabile (chettelodico a ffare?).
E’ a quel punto che ti rendi conto che le anime piangenti che scendono dalla cattedra del prof, oramai stufo marcio, non hanno meno di 28, neppure se hanno fatto scena muta e ti mangi le mani fino hai polsi…
se vi state chiedendo come ho scritto quanto sopra, ho cinque bacchette cinesi infilate nel braccia che fungono da dita














